
I suoi resti si possono osservare nella piana in cui il fiume Imera si distende dopo la sua discesa dai vicini colli madoniti. Dista dall’abitato di Resuttano circa 4 Km. Esso risulta costituito da un torrione, attorno al quale si dislocano edifici minori anche di epoca recente. Si ritiene che il Castello risalga al ” primo periodo normanno. Però il nome riporta all’antecedente periodo arabo” (Lo Vetere). Il nome infatti verrebbe dall’arabo RAHAL-SUPTANUM (Fattoria fortificata). Gli arabi avrebbero edificato questa fattoria come “edificio insieme rurale e militare” data la notevole importanza strategica di quel posto: “perché costituiva la porta d’ingresso dalla via del fiume ai centri madoniti”. “L’epoca più probabile della nascita del rahal è la metà del X secolo” (Lo Vetere).
Durante il periodo normanno il castello, non particolarmente grande, rispettava “una precisa funzionalità militare: rifugio sicuro di una guarnigione ed efficiente stazione di transito”. A partire dal XV secolo appartenne ai Ventimiglia di Geraci. Nel XVI secolo, in seguito al matrimonio di una Ventimiglia con Giovan Forte Romano, il castello e il feudo passarono a questi.
Nel 1625 fu acquistato da Giuseppe di Napoli per il figlio Gerolamo, che, due anni dopo, divenne il primo principe di Resuttano. “Dal 1600 il castello perde la funzione militare e conserva solo quella di fattoria” (Lo Vetere).
Ai di Napoli appartenne sino al 1919, quando venne acquistato dal notaio Antonino Manasia, per conto della Società Operaia Garibaldi, onde dividerlo in lotti ai coltivatori. Molti lo boicottarono, e il Manasia rischiò di persona. Per questo buona parte del feudo divenne sua proprietà, compreso il castello.
Nel dicembre del 1997 la Soprintendenza ai Beni Culturali, dopo lungo iter, ha portato a termine l’ esproprio relativamente al solo complesso murario, realizzando immediatamente un primo intervento di consolidamento delle strutture e pulizia dell’ambiente.
A chi visiti il castello parecchi elementi balzano con piacere alla vista: belle finestre “che conservano elementi architettonici eleganti: prevale l’arco romanico, ma c’è anche una finestra con architrave rinascimentale”; una scala a chiocciola in pietra che conduceva ai piani superiori; una sala a volta; il cortiletto interno, sul cui muro interno è dato vedere lo stemma signorile.
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Castelbuono deve le sue origini ai Ventimiglia, Signori della Contea di Geraci, i quali, agli inizi del 1300, decidono di costruire un castello sul poggio dominante l’antico casale di “Ypsigro”.
Nel 1316 Francesco I dei Ventimiglia, conti di Geraci e congiunti di Federico II, vi costruisce un castello secondo il modello di maschio cui si affianca la residenza, utilizzando la struttura che già dominava Ypsigro, un piccolo casale che, nel 1282, contava 300 abitanti . La costruzione del castello fa crescere questa piccola comunità tanto che nel 1454, quando Giovanni I vi si trasferisce con la sua “corte”, Castelbuono è il centro più vivace nel vasto patrimonio dei Ventimiglia. Giovanni porta con se il segno più rilevante del valore della famiglia: la sacra Reliquia del teschio di S. Anna, donata a Guglielmo dal Duca di Lorena.
Il Castello e S. Anna, patrona del paese, saranno i due perni di molte vicende di Castelbuono, “capitale” dei Ventimiglia. Nel XV secolo la corte marchionale, potente e colta, accoglie artisti di culture diverse e di notevole prestigio come F. Laurana che lavorerà al Mausoleo di famiglia. Fuori e dentro le mura nascono chiese e conventi con l’intervento di maestri lombardi e toscani che cureranno anche l’espansione urbanistica di un abitato che, da città feudale, tenderà nel XVI sec. ad assumere le caratteristiche di città capitale.
Particolarmente vivace è la vita culturale: i Serpotta lavorano alla cappella di S. Anna, il castello viene ristrutturato e i Ventimiglia dotano la città di un teatro. Sono molto attive alcune accademie letterarie e Torquato Tasso è fra gli artisti di corte.

